x

Il sito lalepreedizioni.it utilizza cookies tecnici e consente l’invio di cookies di "terze parti".

Per maggiori informazioni sull’uso dei cookies, cliccare qui INFORMATIVA ESTESA.

Si informa che la prosecuzione della navigazione mediante accesso ad altra area del sito o selezione di un elemento dello stesso comporta la prestazione del consenso all’uso dei cookie.

la lepre edizioni la lepre edizioni
Ricerca veloce
Facebook
Twitter
YouTube
articoli e recensioni
IPAZIA
Collana: Visioni
ISBN: 978-88-96052-13-6
Pagine: 336
Data di pubblicazione: aprile 2013
 
Ipazia, la martire della ragione
ARTICOLO Il Giorno, 15 Novembre 2009
DOMANDA impegnativa: perchè abbiamo dovuto attendere la rivoluzione industriale del Settecento, nonostante il sapere scientifico degli antichi fosse abbastanza progredito da favorire la modernizzazione della società?
La risposta che prende in considerazione Ambrogio - sì, il santo patrono dei milanesi - e una bellissima donna di Alessandria d’Egitto come soggetti di ragionamento, si dipana nel libro «Ipazia. Vita e sogni di una scienziata del IV secolo» (La Lepre edizioni) di Adriano Petta e Antonino Colavito, prefazione di Margherita Hack.
Anche un film presentato quest’anno a Cannes, «Agorà», del regista spagnolo Alejandro Amenábar, con Rachel Weisz protagonista, insiste sull’attualità della vicenda, denunciando il fondamentalismo religioso.

IPAZIA ESCE DI SCENA nel 415 dopo Cristo con una morte atroce voluta da cristiani fanatici (e il film imbarazzante non è ancora distribuito in Italia, dove si sta promuovendo una petizione sul web). I carnefici usano conchiglie affilate per strapparle gli occhi, squarciare il ventre, mozzare dita, mani, gambe, seni, scavare il cuore.
I suoi resti finiscono dove si brucia la spazzatura. Trattamento speciale, perchè donna: «La donna è immondizia! Questo dice Agostino da Ippona!» ribadisce il capo dei sicari aguzzini, monaci della corte privata di Cirillo, vescovo di Alessandria.
La quarantacinquenne eliminata è donna di scienza, e di grande fascino: «Ipazia sacra, bellezza delle parole/ astro incontaminato della sapiente cultura...» Così il poeta Pallada, che la conobbe.
Tra i moderni, ne scrivono Voltaire, Leopardi, Mario Luzi, e il cattolico Peguy la elogia. Anche Vincenzo Monti ha rievocato l’episodio di «inumana storia» in un’ode contro il fanatismo: «Gridi irata l’Aurora all’Occidente/narri le stragi dall’altare uscite/e l’Occaso risponda all’Oriente». Ipazia è immolata sull’altare di una delle prime chiese cristiane, martire della ragione. Poi toccherà a Giovanna d’Arco, e soprattutto alle streghe guaritrici. Nel Canton Ticino Carlo Borromeo, tra il 1565 e il 1583, presenzia a processi ed esecuzioni di centinaia di fattucchiere. Anche i protestanti mandano sul rogo nel 1589 a Quedlinburg 133 streghe e altre 300 a Ellwaangen.

ALMENO, LA STORIA romanzata di Petta e Colavito restituisce voce all’astronoma alessandrina, matematica, filosofa, musicologa, medico, inventrice dell’astrolabio (per studiare i cieli), dell’aerometro (per misurare la densità dei gas), dell’idroscopio (per esplorare il fondo marino), generosa divulgatrice che scendeva per le strade a istruire il popolo, lei, la figlia di Teone, ultimo membro conosciuto del Museo annesso alla celebre Biblioteca e al Serapeo, dove avevano studiato Archimede, Euclide, Tolomeo, i geni fondatori del sapere scientifico.

IL MASSACRO di Ipazia, con la distruzione dei libri, segna la fine della comunità. Il discepolo Paulisa fugge in India, importandovi le ultime scoperte di trigonometria e astronomia. La memoria della donna è cancellata in Occidente, dove resta parte dell’opera di uno dei suoi allievi, Sinesio di Cirene, vescovo di Tolemaide, contrario all’idea di resurrezione. Il particolare fa riflettere. La scienziata è eliminata da una Chiesa che stringe un patto di sangue con l’Impero agonizzante assediato dai barbari. L’intolleranza è sempre una scelta politica. Lo sa bene la scienziata, che rifiuta dai politici sovvenzioni alla sua scuola, per essere libera d’indagare sulle origini della vita e sul destino dell’uomo. E ad Agostino, nel libro, rimprovera di essersi fatto convincere da Ambrogio a credere che la verità non possa essere raggiunta con la ragione.
A. Man.
  Note Legali | Dati Societari La Lepre Edizioni S.r.l. P.IVA 09643191001 Policy Privacy | Informativa Cookie