x

Il sito lalepreedizioni.it utilizza cookies tecnici e consente l’invio di cookies di "terze parti".

Per maggiori informazioni sull’uso dei cookies, cliccare qui INFORMATIVA ESTESA.

Si informa che la prosecuzione della navigazione mediante accesso ad altra area del sito o selezione di un elemento dello stesso comporta la prestazione del consenso all’uso dei cookie.

la lepre edizioni la lepre edizioni
Ricerca veloce
Facebook
Twitter
YouTube
articoli e recensioni
IPAZIA
Collana: Visioni
ISBN: 978-88-96052-13-6
Pagine: 336
Data di pubblicazione: aprile 2013
 
L'ostilità ministeriale alla Ru486 metafora dell'odio verso la dignità femminile (come il massacro di Ipazia nel IV secolo)
Pontediferro.org, 13 Dicembre 2009
C'è un film che a Natale non vedremo nei cinema. E' quello che racconta la storia di Ipazia, scienziata "pagana" che nel 415 dc venne atrocemente seviziata e uccisa per ordine del vescovo Cirillo perché praticava lo studio della matematica, della musica e dell'astronomia, seguendo la ragione e non la fede. Il film spagnolo, che mette in scena la vicenda ispirandosi al libro "Ipazia. Vita e sogni di una scienziata del IV secolo" di Adriano Petra e Antonio Colavito, nel nostro Paese non trova distribuzione, quindi per ora non esce nei cinema italiani pur essendo presente in quelli di tutta Europa. Evidentemente, dopo 1.600 anni, c'è ancora qualcuno che ha paura di Ipazia.
La sua storia, in effetti, pur essendo la stessa di molti altri che per aver praticato il libero pensiero furono perseguitati e martirizzati o costretti all'abiura dalla Chiesa romana (Giordano Bruno, Galileo Galilei solo per citare i più noti), ha un elemento distintivo in più: Ipazia era donna.
Nell'Alessandria del IV secolo dopo Cristo, nonostante questo, Ipazia, figlia del matematico Teone, aveva scelto di non diventare moglie e madre per dedicarsi allo studio e al libero insegnamento della matematica e delle scienze, arrivando ad inventare l'astrolabio, e soprattutto rifiutava i condizionamenti e le imposizioni delle gerarchie cristiane che allora iniziavano a costruire il loro potere intellettuale, oltre che morale e religioso, anche definendo precisi confini al sapere.
In questo contesto il fatto che Ipazia fosse donna rappresentava una doppia colpa: si sottraeva al suo destino "naturale" all'interno di una famiglia e rifiutava i dogmi religiosi in nome della libera conoscenza. Per questo il vescovo Cirillo le riservò un supplizio terribile. Ipazia fu catturata, denudata, le vennero cavati gli occhi e fu fatta a pezzi con cocci affilati. I resti del suo corpo furono poi gettati nella spazzatura.
Da allora in poi il rapporto delle donne con il sapere fu chiaramente definito. Per secoli ad esse fu negato ogni accesso allo studio, alla conoscenza, al libero pensiero. Per quelle che cercarono di conservare un pur minimo spazio di autonomia nelle rigide convenzioni culturali loro imposte, si scatenò la persecuzione, divennero streghe da bruciare sul rogo o meretrici da mettere ai margini della società.
Quanto sarebbe stata diversa la storia delle donne se Ipazia non fosse stata uccisa! Forse non avremmo dovuto aspettare secoli per avere la possibilità di studiare, lavorare, votare.
Ma ancora oggi quanto è presente l'eredità di quel pensiero che vuole che le donne non possano essere autonome, libere di decidere del proprio destino anche nelle questioni più intime e personali. Non può forse ricondursi a questo pensiero anche una vicenda come quella della pillola abortiva Ru486 la cui commercializzazione in Italia, già approvata dall'AIFA, è stata recentemente bloccata dal Parlamento con motivazioni pretestuose? Nella richiesta della ospedalizzazione obbligatoria delle donne che vi ricorrono non vi è forse una estrema volontà di controllo e di mortificazione dei comportamenti femminili, soprattutto negli aspetti del rapporto con il loro corpo e la sessualità?
Corpo e sessualità che, mentre da una parte vengono sacralizzati e considerati inviolabili, per altri versi vengono costantemente esibiti in modi osceni e svilenti.
In modo meno cruento ma, per certi aspetti, non meno violento di quello che accadde al corpo di Ipazia sedici secoli fa.

fonte: http://www.pontediferro.org/articolo.php?ID=1665
Flavia Camaleonte
  Note Legali | Dati Societari La Lepre Edizioni S.r.l. P.IVA 09643191001 Policy Privacy | Informativa Cookie